Pubblicato in Francia nel 1996
con il titolo Du plus loin de l’oublie,
ma proposto solo ora al pubblico italiano, questo libro presenta molti dei
caratteri e dei temi tipici della narrativa di Modiano.
La questione centrale che
viene affrontata letterariamente è quella della resistenza delle tracce del passaggio degli uomini nel mondo: della persistenza - se così possiamo dire - della loro
“aura” nei luoghi che hanno frequentato, ma soprattutto nella memoria e nella psicologia profonda delle
persone a cui si sono accompagnati. Un fenomeno tanto forte che talvolta pare diventare
magicamente possibile annullare le distanze cronologiche, e aprire delle "brecce" nel tessuto del tempo, in cui scivolare per sparire e riemergere magari in
un’epoca lontana, di cui recuperare intera l’essenza.
In questo caso i poli
temporali attorno a cui si articola il racconto sono tre: il 1964, il 1979 e il
1994.
Il 1964 è l’anno in cui si
svolgono quasi tutti i fatti argomento della narrazione. Il protagonista-narratore, ancora pressoché ventenne, vive a Parigi, in una piccola, scalcinata
pensione nel Quartiere Latino, e conduce un’esistenza da bohémien: per
raggranellare i pochi soldi che gli servono per sbarcare il lunario vende alle
librerie della zona vecchi testi, per darsi un contegno finge di essere uno studente, e riguardo
al futuro coltiva aspirazioni quanto mai vaghe.
Un giorno, in place
Saint-Michel, fa la conoscenza di un uomo e una donna più o meno suoi coetanei,
che lo avvicinano per chiedergli dove si trovi l’ufficio postale più vicino; si
tratta di Gérard Van Bever e di Jacqueline, che come lui alloggiano in un
vecchio albergo, in quai de la Tournelle, e si mantengono avventurosamente
giocando d’azzardo in vari Casino in provincia. Van Bever indossa sempre un
cappotto troppo grande di tessuto spigato, e ha l’abitudine, quando si siede,
di incassare la testa nelle spalle come se fosse un fantino. Jacqueline porta
una giacca di pelle troppo leggera per i rigori dell’inverno parigino, tossisce
continuamente, ama passare ore al flipper, e si stordisce sniffando etere. I due
cercano in ogni modo di raggranellare il denaro necessario per trasferirsi a
Maiorca, dove sostengono di conoscere uno scrittore di gialli, un certo Mc Givern, a loro dire disposto a ospitarli.
A poco a poco la
frequentazione tra il protagonista e la coppia si fa sempre più assidua, e il
caffè Dante, in rue Dante, diviene l'abituale luogo di ritrovo del piccolo gruppo; sovente Jacqueline
rimane a Parigi quando Van Bever è impegnato nelle sue trasferte, durante le
quali spesso lo accompagna un misterioso personaggio più anziano di tutti loro,
un certo Cartaud, un dentista che sembra interessato soprattutto alla ragazza. A volte,
senza che Van Bever si opponga, Jacqueline si lascia avvicinare da lui, sperando
forse di ricavarne dei vantaggi economici.
Quando però tra Jacqueline e
il protagonista nasce in maniera inattesa una speciale intimità, d'improvviso tutto cambia:
i due nuovi compagni, approfittando di una delle ricorrenti assenze di Van
Bever, organizzano il furto di una valigetta di metallo appartenente a Cartaud
e contenente del denaro, e insieme fuggono a Londra.
Patrick Modiano
A Londra, nonostante il
contenuto della valigetta sottratta a Cartaud si riveli meno interessante di
quanto avessero creduto, i due ragazzi provano a dare una svolta alle proprie
vite, grazie anche ai nuovi, strani personaggi in cui casualmente si imbattono
e che offrono loro il proprio sostegno: Peter Rachman, un danaroso
immobiliarista quarantenne dalla tormentata biografia, che nasconde un passato forse terribile; Linda, una giovane ed
estroversa inglese, che concede a Rachman i suoi favori senza peraltro
restargli fedele; Michael Savoundra, un aspirante regista cinematografico che
spera di trasformare Rachman nel produttore del film ambientato a Parigi di cui
ha già scritto la sceneggiatura.
Ispirato proprio dalla sceneggiatura
che Savoundra gli ha lasciato onde correggerne - grazie alla sua conoscenza di Parigi - eventuali imprecisioni
topografiche, il protagonista, inopinatamente,
si mette a scrivere con un entusiasmo mai provato un romanzo tutto suo. Jacqueline, invece, si
immerge sempre di più nella vita notturna della swinging London e, da un giorno
all’altro non torna più a casa, sparendo senza lasciare traccia.
Con un ardito salto temporale
di ben trent’anni, a questo punto, ci spostiamo nella Parigi del 1994. Il
protagonista, diventato nel frattempo uno scrittore professionista, un pomeriggio, tornando a
casa in metropolitana dopo essere stato in place d’Italie, incontra casualmente
una donna in cui gli sembra di riconoscere Jacqueline; la camminata è la stessa
del 1964, soltanto un po’ più lenta e incerta. La segue dentro il treno, e poi
fuori dalla stazione a cui scende, lungo i viali alberati che percorre, e infine dentro un
negozio di alimentari; non ha però il coraggio di avvicinarla.
In realtà, quel fortuito
incontro ha tutti i caratteri del deja vu,
perché il personaggio che nel libro dice "io" un’avventura simile a quella l’ha già vissuta, lì a
Parigi, quindici anni prima, nel 1979; quando esattamente quindici anni erano
passati dalla sparizione di Jacqueline a Londra.
Allora, nella canicola
di agosto, nella città deserta, in un frangente in cui i suoi legami col presente gli
sembravano quanto mai labili, seduto su una panchina in un giardino pubblico
nei pressi di Porte de la Muette, il protagonista aveva sentito il rumore di
una macchina che parcheggiava. Voltatosi, aveva riconosciuto nella donna castana
che di spalle scendeva dall’auto proprio Jacqueline. Portava i capelli più
corti di quindici anni prima, ma per il resto non era cambiata molto. Anche allora l’aveva seguita fino al portone d’ingresso dello
stabile in cui era entrata. Poi, tornato a casa, aveva cominciato a fare
ricerche sugli inquilini del condominio per verificare se vi abitasse effettivamente una certa
Jacqueline.
Nonostante l’inchiesta fosse
stata infruttuosa, non si era dato per vinto: una sera, con disinvolta sfrontatezza, si era introdotto clandestinamente a una festa che si teneva
dentro un attico dello stabile, l’appartamento di un certo Darius. E lì
aveva incontrato Jacqueline; solo che non si chiamava più Jacqueline, ma Thérèse,
era sposata, e non dava l’impressione di riconoscerlo. Anzi, non sembrava cogliere affatto le sue allusioni al comune passato.
Eppure, alla fine della festa,
aveva fatto in modo di rimanere sola con lui, l’aveva seguito fino alla sua
auto, e gli aveva rivelato la sua vera identità, pur senza aggiungere molto altro e senza dargli spiegazioni del suo contegno.
Il giorno dopo il protagonista
era tornato a cercarla; ma aveva scoperto che Thérèse e suo marito erano improvvisamente
partiti per Maiorca, forse in via definitiva.
Perché la donna si era
comportata così? Chi era diventata in realtà Jacqueline? E quanto era rimasto in lei della
ragazza distratta e sognate di quindici anni prima? Tutti interrogativi
destinati a rimanere insoluti: Jacqueline era sparita di nuovo, portando con sé
la chiave del suo mistero.
D'altra parte, che senso hanno simili interrogativi? Anche ritrovandola ora, nel
1994 - il tempo presente della scrittura - cosa potrebbe rivelare davvero "Jacqueline" di sé? Di quello che è stata? Di quello
che è diventata? Forse, il ricordo di una persona che abbiamo conosciuto e il
nome con cui la identifichiamo sono come la serie di ingannevoli insegne che
continuano a campeggiare sopra i negozi ormai chiusi da tempo di una via che una volta ci era famigliare, ma che ha visto mutare totalmente la sua natura e i suoi frequentatori: non ci dicono
nulla di davvero utile.
Come quasi tutti i libri di
Modiano, anche Dall’oblio più lontano
è un testo di piacevolissima lettura e dal grande potere evocativo. L'indagine sull'importanza e l'effettiva consistenza del nostro passato individuale trascolora in esplorazione del potere e dei limiti della nostra memoria, dei suoi trabocchetti, delle sue suggestioni, delle sue finzioni, delle impronte che conserva e che la modellano.
Probabilmente, però, tutto questo appare qui un po’ meno potente di quanto non sia nei romanzi migliori dello scrittore premio Nobel.
Probabilmente, però, tutto questo appare qui un po’ meno potente di quanto non sia nei romanzi migliori dello scrittore premio Nobel.
Voto: 6,5
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